Marco Mattiucci

L'equilibrio

L'equilibrio può essere visto come assenza di necessità del cambiamento o come continuità nel cambiamento. Il primo caso è il più elementare ed è anche quello idealmente perseguibile da tutti. Il secondo richiede un punto di vista più ampio e quindi deve essere frutto di lunghe e dure riflessioni nonché di una discreta esperienza di vita.

Il primo passo nella ricerca del proprio miglioramento è capire che si è instabili.

La necessità repentina di cambiamento vincolata all'impossibilità di gestirla, comandarla o almeno prevederla rende conto di quanto lontani si è dall'equilibrio. Questo stato delle cose determina dolore o, nel peggiore dei casi, assenza di motivazione e di cose in cui credere.

Iniziata ad "odiare" la propria instabilità si cerca di comprendere come cambiare le cose che ci riguardano in maniera permanente. Si inizia a credere che esista uno stato definitivo nel quale è possibile arrivare e che ci consenta di permanervi fino alla nostra morte. Dal crederci all'agire il passo è breve ed inizia la ricerca dell'equilibrio definitivo.

Fisicamente l'equilibrio appena menzionato è quello che si ottiene quando un sistema non è soggetto a nessuna perturbazione. La ricerca di tale equilibrio coincide allora con la ricerca di uno stato nel quale nulla ci perturbi o meglio nulla perturbi le nostre convinzioni.

Con il tempo e l'esperienza si comprende che tale stato non esiste e che anche solo teoricamente è piuttosto arido di contenuti e crescita nonché sostanzialmente presuntuoso rispetto alla nostra piccolezza nel meccanismo naturale e sociale in cui siamo inseriti.

Nasce allora il dubbio che l'equilibrio possa solo essere instabile ossia ottenibile da perturbazioni che, giustamente assorbite, ci lasciano vibrare nell'intorno di un'area precisa. Quel cerchio in cui "vibriamo" è ciò che siamo, la nostra identità vera. Come il più grande errore di chi usa un arma da tiro è cercare l'immobilità perfetta del corpo per lanciare o sparare verso il bersaglio, il più grande sbaglio nel vivere è cercare noi stessi nell'equilibrio perfetto. Il tiratore sa che è impossibile l'immobilità assoluta del corpo per almeno due fattori: il respiro ed il battito cardiaco. L'essere umano sa che la staticità del proprio essere è limitata a brevi lassi temporali proprio perchè è soggetto, nel bene e nel male, al divenire. Il tiratore capisce presto che deve adattare il suo tiro al ritmo della propria vibrazione e questo si può fare solo rilassandosi. Chi tira con esperienza non ha arti in tensione! Nello stesso modo l'essere umano, con l'esperienza, capisce che è necessario puntare su un obiettivo ma saper oscillare con rilassatezza per colpirlo, aspettandone la giusta l'opportunità.

In definitiva, allora, equilibrio è solo saper essere pronti, privi di tensione e pazienti, in attesa della giusta opportunità, a prescindere da quale sia l'obiettivo.