Marco Mattiucci

Su cosa possiamo contare?

Su cosa possiamo contare allora? Se escludiamo la realtà possiamo fari riferimento ai sogni, agli ideali, ecc. ma si rischia di divenire poco pratici. Si può fare una similitudine marziale con quei praticanti che studiano solo forme, ossia sequenze preordinate di movimenti marziali, senza combattere o confrontarsi mai. O anche con coloro che studiano tecniche di attacco o difesa senza mai cercare di applicarle contro “avversari che non sono d’accordo”. In linea generale sono punti di vista accettabili ma pretendere che portino a praticità e completezza di comprensione non è ammissibile. Ovviamente si può considerare anche il contrario, ossia coloro che si attaccano troppo alla realtà applicativa, degenerando l’arte marziale in mero conflitto impoverendola. In definitiva, sedersi sulla sabbia della riva sperando che sia un luogo sicuro è vano perché la riva muta continuamente; volare troppo in aria sulle ali del nostro spirito è fallace perché veniamo troppo allontanati dalla riva; ed allora?

Ripeto: noi siamo la spuma delle onde del mare, niente più! Pensare di essere solo terra è poco, pensare di essere il vento del Ki o il mare dell’esistenza è troppo. Dobbiamo essere umili e poveri, fluire bene sopra l’acqua senza confonderci con essa, riempirci di aria senza volare troppo: questo è equilibrio. L’equilibrio è l’essenza stessa della nostra naturalità. L’essere umano, quando allarga le sue braccia a comprendere l’universo, diviene una croce, simbolo di mezzo, punto d’incrocio tra ciò che è verticale (Dio, lo spirito, la realtà, la terra,…) e ciò che è orizzontale (gli esseri umani, la realtà, la terra,…). Quando invece non si apre alla comprensione è una linea retta verticale tra mondi inconciliabili perché troppo diversi.

Ritorniamo quindi alla domanda: su cosa possiamo veramente contare? Sulla volontà di comprendere, capire e su una inestimabile ed infinita pazienza. La volontà di comprendere è fagocitante! Più si comprende, maggiori scenari di necessaria comprensione si determinano ed una insana presunzione spinge sempre più a pensare che ciò che si è compreso deve essere logico o quantomeno coerente e consistente.